sabato 11 marzo 2017

Il silenzio di Belfast : "Ceasefire" di Michael Longle

La  figura di Achille, il leggendario giovane eroe greco che dopo aver ucciso Ettore negò a Priamo il cadavere di suo figlio, viene ridisegnata nella poesia “Ceasefire” da Michael Longley, -poeta nordirlandese nato nel ’37- per illustrare l’atmosfera di sottomessa pace che tuttora caratterizza l’Irlanda del Nord.

 Il sonetto scritto nel ’94 subito dopo l’annuncio di cessate il fuoco da parte dell’IRA è metafora di un perdono poeticamente triste e storicamente solo ufficiale laddove nella realtà dei fatti, nonostante i nostri telegiornali tacciano, non é ancora accordato da quelle piccole grandi quotidiane violenze da cui l’Irlanda non riesce a liberarsi:

Ceasefire

Put in mind of his own father and moved to tears
Achilles took him by the hand and pushed the old king
Gently away, but Priam curled up at his feet and
Wept with him until their sadness filled the building.
Taking Hector’s corpse into his own hands Achilles
Made sure it was washed and, for the old king’s sake,
Laid out in uniform, ready for Priam to carry
Wrapped like a present home to Troy at daybreak.
When they had eaten together, it pleased them both
To stare at each other’s beauty as lovers might,
Achilles built like a god, Priam good-looking still
And full of conversation, who earlier had sighed:
I get down on my knees and do what must be done
And kiss Achilles’ hand, the killer of my son.

Cessate il fuoco
Con in mente suo padre e commosso
Achille lo prese per mano e respinse il vecchio re
Gentilmente, ma Priamo accoccolato ai suoi piedi
Pianse con lui finché le loro tristezze riempirono l’edificio.
Prendendo il cadavere di Ettore con le sue mani, Achille
Si assicurò che fosse lavato e per amore del vecchio re,
Lo distese nella sua uniforme, pronto perché Priamo lo portasse
Avvolto come un regalo a casa, a Troia all’alba.
Quando ebbero mangiato insieme, piacque ad entrambi
Guardarsi nella loro bellezza come sanno fare gli amanti,
Achille che sembrava un dio e Priamo ancora piacente
E bravo nel conversare, che poco prima aveva gemito:
“Mi inginocchio e faccio quel che c’è da fare
E bacio la mano di Achille, l’assassino di mio figlio” 
(Traduzione di Corinzia Monforte)

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