James Henry Leigh Hunt, critico e poeta del primo Ottocento dalla vita travagliata non fu un grandissimo poeta, ma come critico ebbe la lungimiranza di riconoscere la grandezza di John Keats quando i giornali letterari del tempo lo stroncavano ferocemente.
La poesia di Leigh Hunt spesso soffre di ipercultura come in questa che sembra un minitrattato di erudizione sul tema “maggio e i poeti”:
May and the Poets
There is May in books forever;
May will part from Spenser never;
May’s in Milton, May’s in Prior,
May’s in Chaucer, Thomson, Dyer;
May’s in all the Italian books:–
She has old and modern nooks,
Where she sleeps with nymphs and elves,
In happy places they call shelves,
And will rise and dress your rooms
With a drapery thick with blooms.
Come, ye rains, then if ye will,
May’s at home, and with me still;
But come rather, thou, good weather,
And find us in the fields together.
Maggio e i poeti
May and the Poets
C’é Maggio nei libri per sempre;
Maggio non ci separerà mai da Spenser;
Maggio é in Milton, Maggio é in Prior,
Maggio é in Chaucer, Thomson, Dyer;
Maggio é in tutti i libri italiani.
Ha cantucci antichi e moderni,
dove dorme con ninfe e folletti,
in luoghi felici che chiamano scaffali,
e sorgerà e vestirà le vostre stanze
con tessuti fitti di boccioli.
Venite, voi piogge, allora se volete,
Maggio è a casa, ed ancora con me
ma vieni piuttosto, tu, bel tempo,
e trovaci nei campi insieme.
( Traduzione di Corinzia Monforte)
Ma quando la leggerezza dell’animo seppe prevalere sulla freddezza della mente, allora Leigh Hunt scrisse anche questi versi:
“ […] Say I’m weary, say I’m sad,
Say that health and wealth have missed me,
Say I’m growing old, but add,
Jenny kissed me.”
“…Dì che sono stanco, dì che sono triste,
dì che salute e soldi si sono scordati di me,
dì che sto invecchiando, ma aggiungi,
che Jenny mi ha baciato.”
( Traduzione di Corinzia Monforte)
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